RECENSIONE MOSTRA                       vai al blog http://fotoschioppo.it/    

Cosa ne poteva essere di Giorgio Savino e della sua propensione al

disegno, se fosse vissuto quanto sarebbe stato giusto, non possiamo

saperlo. Sappiamo che ha dedicato molte delle sue energie a questa ricerca

espressiva, forse in una lotta contro il tempo, facendo vincere su tutto la

prepotenza del suo segno e i suoi colpi di luce, meravigliando i suoi

familiari stessi del lavoro svolto in silenzio e con determinazione, le

dimensioni del quale sono apparse per quello che erano solo dopo la sua

morte.

Sappiamo che aveva ricevuto una proposta da Dragonisland di costruire un

universo di personaggi per un gioco di ruolo in internet.

Sappiamo che pensava al suo futuro in modo concreto e non

genericamente come artista e anche per questo volle sostenere, in

condizioni per lui davvero difficili, quasi eroiche, l'esame di maturità

all'ospedale.

Dovremmo sapere però che l'arte è anche ricerca, tentativo, talento che si

produce in condizioni estreme...e questo può essere il senso di una mostra

come questa, dove un talento si mostra nel suo farsi, nello studio che, da

autodidatta, produce, nella concezione della bellezza che un ragazzo così

giovane aveva già maturato, in un periodo come il nostro, in cui sembra

che i giovani siano presi solo dalle esteriorità, viziati da una società che gli

concede tutto, ma non gli dà, sul serio, nulla.

Una mostra è, allora, anche questo: mostrare, appunto, ciò che un giovane

poteva essere, un percorso, un divenire, e in questo senso vanno viste le

numerose esercitazioni presenti negli originali: sono studi e Giorgio

Savino “Pande” ha fino all'ultimo studiato il segno, essendo consapevole

che senza studio e applicazione e fatica non sarebbe potuto diventare

migliore. Essendo consapevole -e stavamo per dire “purtroppo”- più dei

suoi limiti che dei suoi molti pregi.

Le numerose tecniche che utilizzava, computer e tavola grafica compresi,

erano per lui al servizio della pulizia del segno, della luce e soprattutto del

contenuto espressivo e del rigore formale che voleva rendere.

E' per questo che a soli 18 anni, molti dei quali vissuti in condizioni

difficilissime, ha ottenuto questi risultati.