a.s. 2009-10

Su 4BL (0910) 4Cg (0910) 5Cg (0910) 5Eg (0910) Verso l'esame

ATTENZIONE diversi link non sono attivi o aggiornati, mi scuso per il disagio.

 

 

Spunti di riflessione (per tornare indietro usare l'apposita icona del browser)

Perché si studia? (Attenzione: se si scopre che il motivo non c'è allora TUTTI A CASA.......)

Uno sguardo alla matematica di oggi (finalmente tante risposte alla perenne domanda "ma a che serve la matematica?")

Qualche consiglio per "studiare matematica" (mi fa sempre piacere ritrovare le stesse cose che dico da anni scritte sui nuovi libri)

Cari genitori, di fronte a una bocciatura serve realismo di Luigi Ballerini  (giovedì 27 maggio 2010)

A che serve la conoscenza (non ricorda "nati non foste ....")

Perché cosi tanti risultati negativi nelle materie "scientifiche"? (e perché cosi belli in quelle "umanistiche"?)

Invictus di William Ernest Henley. Il titolo proviene dal latino e significa "invitto" ovvero "mai sconfitto".

La ragione sete di infinito  Lectio magistralis di Ol'ga Sedakova (Università Cattolica di Milano, 16 ottobre 2009)

Chi sono i nemici della Scienza?  Dal libro di  GIORGIO ISRAEL Professore di Matematiche complementari  Università”La Sapienza” di Roma

Quei muri appesi ai Crocifissi di Antonio Socci

Per saperne di più  Esposizione dei disegni di Giorgio Savino “FOTOSCHIOPPO”Contro il male la bellezza

I bravi signori  (Cosa si vuol essere: "bravi signori" o vere persone?)

Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore XXXI edizione del Meeting di Rimini

 

Suggerimenti

Da Marzo gli alunni delle classi quinte sono invitati  

a visitare la sezione verso l'esame di stato e anche questa carrellata di quesiti (con correzioni) ovviamente a studiare i vecchi compiti come i seguenti:

 suppletiva 2007, ordinamento 2008, america latina 2008, europa 2008, ordinamento 2009; PNI 2009  e infine a prelevare problemi e/o temi d'esame qui.

 

Fin da Gennaio , specie se si aspira ad iscriversi a corsi a numero chiuso o programmato, si deve iniziare a pensare ai test universitari;

in rete se ne trovano tanti, per esempio. Si controllino anche le date di scadenza per le domande di iscrizione a tali test.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci

 

 

 Quei muri appesi ai Crocefissi…

Posted: 05 Nov 2009 01:46 PM PST

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).

Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.

Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.

I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?

Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”

Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?

Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?

La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?

E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.

Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).

Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?

Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

Scriveva:

“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

La Ginzburg proseguiva:

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

 

Antonio Socci

Da Libero, 4 novembre 2009

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Eleonora: Com’è possibile ridestare la voglia di studiare e cosa ha risvegliato in te il gusto dello studio?

Bersanelli: Intanto mi viene da osservare che la gente studia, cioè gli esseri umani, da quando esistono, a differenza dei gatti, delle lucertole, dei fili d’erba si pongono il problema dello studio; o meglio, non è che hanno il problema dello studio, ma di fatto studiano, si mettono in rapporto con la realtà in modo tale da volerla conoscere.

 Questo è un dato di fatto, è un fatto tipico degli esseri umani, non degli altri organismi viventi. Ma perché l’essere umano, e quindi ciascuno di noi, ha una tale natura, cioè è fatto in modo tale da accorgersi delle cose? Ciascuno di noi si accorge delle cose, ma non solo ce ne accorgiamo: c’è di più. Io faccio l’astrofisico e noi costruiamo strumenti che in un certo senso "si accorgono" delle cose molto meglio di noi, strumenti che mandiamo nello spazio per "vedere" cose che noi non potremmo altrimenti vedere. Questi strumenti scientifici "si accorgono", in un certo senso, delle cose. Ma qual è la peculiarità dell’essere umano? Che non solo si accorge delle cose, ma è attratto da esse: nel rapporto con la realtà nasce la curiosità, cioè una domanda a riguardo della natura dell’oggetto e del suo significato. Cosa ci sta a fare questa bottiglia d’acqua qui? E già sono avvantaggiato dal fatto che in questo caso capisco subito di che si tratta: una bottiglia d’acqua. Ma se invece di una bottiglia d’acqua ci fosse qui una bella cassettina di legno, io, incuriosito dal fatto che c’è questa scatola, la studio: comincio a guardarla, mi domando cosa ci sarà dentro; ci sarà una bomba (vogliono farmi fuori?!), oppure delle caramelle, oppure non so, ci sarà dentro una bottiglia d’acqua?

Noi siamo fatti in modo tale che la realtà suscita in noi una reazione, un desiderio di entrare in rapporto con essa. Così capita al bambino, così è capitato a ciascuno di noi quando era bambino: siamo stati introdotti a questo rapporto con la realtà ben prima che si ponesse il problema dello studio in quanto tale. Prima ancora della scuola, osservando i miei figli, mi accorgevo che quando erano piccoli "studiavano" già la realtà.

La curiosità, essere ridestati alla voglia di studiare, quindi, ha a che fare con questo punto molto semplice: occorre che si risvegli una curiosità rispetto alla realtà. Non c’è una terapia per questo, ma è chiaro che il punto è sviluppare una curiosità rispetto a ciò che esiste, perché ciò che esiste non è mai scontato o banale, ma ha sempre dentro un segreto: ciò che esiste ha sempre dentro un segreto, un punto di aggancio che interessa la persona umana.

«Studiare, perché?» Appunti da un incontro con Marco Bersanelli

Ma chi è Bersanelli?

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La conoscenza non è un’attività fra le altre del soggetto umano, ma la forma stessa del suo rapporto con la realtà.

 

 «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza», diceva Dante.

 

Spesso serpeggia una concezione grottesca ed astratta della conoscenza che ne fa un’attività professionale separata o addirittura contraria alla vitalità e al vigore della vita, che si può eventualmente affiancare o sommare all’esperienza, ma non è necessaria. Si tratta di un equivoco.

 

Senza conoscenza non vi è nemmeno esperienza: «La persona è innanzitutto consapevolezza. Perciò quello che caratterizza l’esperienza non è tanto il fare, lo stabilire rapporti con la realtà come fatto meccanico (…) Ciò che caratterizza l’esperienza è il capire una cosa, lo scoprirne il senso. L’esperienza quindi implica intelligenza delle cose».

 

Conoscenza, giudizio, comprensione del significato non sono un’aggiunta all’esperienza, ne sono un sinonimo perfetto.

 

Affermare un’opposizione fra conoscenza ed esperienza significa dunque ridurre la prima ad un esercizio intellettualistico e la seconda ad una sommatoria di momenti, di sensazioni, di impatti, di emozioni che qualcun altro (un intelletto individuale o collettivo) provvederà poi a rivestire di un senso.

 

È un altro nome dell’alienazione, della schiavitù più diffusa: quando ci si affida ai sentimenti, alle emozioni, agli stati d’animo ci si consegna in verità non a se stessi, bensì a chi governa – in vece nostra – reazioni e opinioni.

 

Possiamo vivere senza tante cose, ma non possiamo vivere senza significato, senza verità, cioè senza conoscere, perché la conoscenza è il rapporto col significato.

«La conoscenza è sempre un avvenimento»  Carmine Di Martino

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Negli anni lo studio della matematica al Liceo Scientifico si sta dimostrando l’ostacolo maggiore per lo studente liceale, in genere a tale situazione concorrono vari fattori:

  • lacune pregresse che in matematica impediscono l’acquisizione di nuove competenze, [infatti per determinare il dominio di una funzione irrazionale (argomento di quinta liceo) devo saper risolvere un sistema di disequazioni; per risolvere un sistema di disequazioni (argomento di terza liceo) devo saper risolvere ogni singola disequazione, se è di secondo grado devo risolvere l'equazione di 2°grado associata; per controllare le soluzioni dell'equazione associata applico il metodo somma-prodotto della seconda liceo; per calcolare il delta devo calcolare il quadrato di un numero e un prodotto fra tre fattori controllando il segno roba da terza media e cosi via. Se uno solo di questi "tasselli" mi risulta sconosciuto o in dubbio tutto il procedimento viene rallentato o si inceppa del tutto]

  • interesse e impegno superficiali che invece devono essere costanti e profondi per sostenere la fatica dello studio (di fatica si tratta almeno inizialmente solo dopo tanto lavoro la gratificazione sarà maggiore della fatica), [come si può pretendere di agevolare lo studio se l'attenzione in classe è limitata? se l'impegno nel recepire quanto svolto viene "affidato" ad un solo canale ( il famoso "o ascolto o scrivo")? appena si perde una virgola del processo non si è più in grado di seguire, non sarebbe più efficace mettere in stanby la parte mancante dandola per buona e riprendere i fili del discorso alla fine? come può nascere un interesse se l'esercizio affidato per casa viene appena guardato nel tentativo di risoluzione e non analizzato, scomposto, affrontato da più angolazioni? Se non si cambia rotta l'interesse si appanna perché ci si ritaglia un ruolo da esecutori meccanici e non da protagonisti attivi inoltre l'impegno, che non è sostenuto dai successi sperati, pian piano si indebolisce fino a sparire (o spirare)]

  • metodo di studio inadeguato  [come già detto si mira all'utilizzo di terminologia rabberciata, all'acquisizione di concetti mnemonici, di tecniche da applicare in modo meccanico, di "scorciatoie" operative dimenticando che queste materie necessitano di conoscenza e precisione del linguaggio specifico (il nome è il concetto), di acquisizione ragionata dei concetti, di comprensione personale delle tecniche risolutive, di analisi del problema (solo dopo una accurata disamina ci si avvia alla sua risoluzione)]  che congiunto ai fattori precedenti conducono ad un continuo insuccesso ratificato da un profitto insufficiente o non proporzionato allo sforzo profuso (mentre “fatica” ha una accezione positiva, “sforzo” esprime l’inutilità dello stress), tale esperienza di frustrazione induce nell’alunno la strutturazione di un livello di scarsa autostima che peggiora definitivamente il quadro della situazione e blocca l’alunno nel cliché in cui si trova.

 

Un punto iniziale di “ripartenza” nel triennio appare debbano essere le strategie di apprendimento, forse eccessivamente trascurate in precedenza, se ne richiede ora con urgenza l’attivazione al fine di organizzare un valido metodo di studio corrispondente al proprio stile di apprendimento in modo da conseguire quelle competenze cognitive e metacognitive necessarie per una soddisfacente prosecuzione del curriculum scolastico ma soprattutto per una armoniosa e serena  realizzazione di uno dei principali obiettivi dello sviluppo psicologico cioè quello di costruire un senso positivo di autostima come parte integrante della identità personale.

In tutto questo appare urgente l’adeguato livello di assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti che in apparenza sembrano essere docenti e discenti (si noti il plurale) ma occorre ricordare e insistere sul ruolo della famiglia (si noti il singolare) che focalizza e mantiene una visione realistica delle potenzialità dell’alunno

 

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I BRAVI SIGNORI
Un signore di Scandicci
buttava le castagne e mangiava i ricci.
Un suo amico di Lastra a Signa
buttava i pinoli e mangiava la pigna.
Un suo cugino di Prato
mangiava la carta stagnola e buttava il cioccolato.
Tanta gente non lo sa
e dunque non se ne cruccia:
la vita la butta via
e mangia soltanto la buccia.

Gianni Rodari

 

 

Concentrarsi sull'apparenza, sulla superficialità questa sembra essere l'accusa mossa ai "bravi signori".

A me pare ancor più grave l'ignoranza "Tanta gente non lo sa" e la conseguente beota esistenza "e dunque non se ne cruccia" che viene vissuta da tanti "bravi signori".

Se è vero che l'ignoranza del singolo lo porta a semplificarsi la vita e a non viverne il dramma e che questo per molte persone è la salvezza (altrimenti potrebbero impazzire) è altrettanto vero che tale meccanismo non può essere la norma per una società: l'ignoranza e la conseguente beota esistenza, se sono la salvezza del singolo individuo, segnano invece la "morte" di una civiltà.

Occorre che in pochi luoghi alcune persone riprendano il senso e il dramma della vita per ridare slancio alla nuova civiltà che nasce dalle ceneri della vecchia che sta morendo.

 

 
 

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